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Donne Velate: a Casteldelci una mostra molto suggestiva e di straordinaria bellezza

Dal 30 agosto al 20 settembre espone l’artista Giovanna Gabrielli
Casa Museo di Casteldelci – centro storico

ingresso libero

Quella di essere suggestiva ed emozionante è una promessa per l’esposizione intitolata “Donne Velate” che andrà a terminare gli eventi estivi organizzati a Casteldelci. Questa mostra affronterà il tema delle donne da un punto di vista tanto inusuale quando affascinante: quello delle donne velate.
L’artista
Giovanna Gabrielli nata a Rimini nel 1975 da sempre abitante nel comune di Casteldelci, ha conseguito il diploma di ‘’maestra d’arte’’ nel 1995 presso l’Istituto d’Arte di San Sepolcro.
Nel corso degli anni ha frequentato diversi corsi tra cui: Corso di ceramica artistica
Raku (antica tecnica giapponese); nel 2008 ha partecipato al corso di Lavorazione tecnica del gioiello – scultura contemporanea presso centro T.A.M. di Pietrarubbia presenziato dal Maestro Arnaldo Pomodoro elaborando l’opera Manhattan.
Ha collaborato con il
Maestro Tonino Guerra su diverse opere in ceramica ideate dal Maestro.
Ha eseguito una serie di ‘’ciotole’’ in ceramica Raku (Presenze Vulcaniche) per conto del
Centro Pio Manzù su commissione del prof. Filiberto Dasi.

Tutte le opere sono realizzate completamente a mano divenendo così pezzi unici nel suo genere, alla Casa Museo di Casteldelci saranno esposte da domenica 30 agosto opere in ceramica, inedite di straordinaria bellezza.

Donne Velate

Giovanna Gabrielli scultrice e ceramista per vocazione.

La scelta esistenziale artistica risale a circa vent’anni fa. In questo lungo periodo di tempo si è dedicata ad un’intensa attività di studio e di ricerca, di sperimentazione e di confronto.

Si è avvicinata alla materia scultorea imparando la lavorazione artistica della ceramica per produrre oggetti d’arredo ed ha acquisito competenza nell’uso di tecniche diverse, dalla modellazione dell’argilla alla cottura raku, ha lavorato in collaborazione con il Maestro Tonino Guerra.

Ha maturato una pratica tecnica soprattutto con il raku, antica tecnica di origine giapponese, l’argilla refrattaria prende forma e resiste al fuoco per dare espressione al gesto dell’artista, difficile da lavorare, da piegare, da forgiare e che per questo riesce a stimolare la sua energia creativa, sottoponendola ogni volta a dura prova.

Giovanna, attraverso le sue opere, dimostra ora di aver raggiunto una certa abilità nell’adattare materiali e metodi a quanto intende esprimere.

La sua arte è davvero combinazione di energia, di talento e d’instancabile esercizio.

Le sue figure incarnano la natura umana con i suoi sentimenti e le sue tensioni.

Talvolta, pur nella solidità della materia, esprimono grazia, leggerezza, eleganza, serenità; talvolta manifestano aggressività, violente reazioni, quasi a voler testimoniare le due facce di una stessa realtà.

Nelle sue opere “le donne velate” s’incontrano e si scontrano gioie e dolori.

La materia piegata, plasmata, a volte graffiata, racconta sentimenti, rivela la conoscenza da parte dell’artista dell’essere umano, con i suoi pregi e difetti, con la sua ricchezza e aspirazioni.

La nascita di un’opera inizia sempre con un percorso di ricerca, soprattutto di indagine sull’espressione corporea e si completa con elementi d’aggiunta come piante verdi delicate e armoniose o duri e spinosi fiori secchi che completano ogni opera.

Giovanna progetta le sue opere, realizza schizzi preparatori e modella la creta per sculture di grande senso estetico e manualità.

Si avvale principalmente della tecnica a “tutto tondo”, ricoprendo in certi casi i volti delle donne con aggiunte e sovrapposizioni di veli, impalpabili e sottili.

Le opere più recenti raffigurano soprattutto corpi femminili, lisci, materici, il volto appena accennato. La testa è impostata nei suoi caratteri principali, e quello che le caratterizza è il velo, che cela le forme morbide dei volti, le espressività evidenti, ma non troppo accentuate, ecco che il velo prende forma e movimenti sinuosi che esprimono e comunicano quella sensibilità che gli ha dato forma. Queste figure appaiono nell’atto di trasformarsi: esseri umani colpiti dalla sofferenza, consumati dall’oppressione e dall’egoismo, che inquinano il mondo, ed ora purificati attraverso il dolore, leggeri, affamati di libertà.

Le opere di Giovanna riflettono l’osservazione della realtà, che è penetrata nei suoi caratteri e variazioni, trasfigurata e sentita secondo la soggettiva percezione.

La sua arte non è individualistica. Il criterio che sta alla base del suo lavoro, il punto di partenza è di considerare l’arte per l’individuo, l’arte come portatrice di messaggio, che sappia suscitare emozioni, ma che spinga anche a riflettere.

Benedetta Gabrielli

Autore: Benedetta Gabrielli
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